Tracollo PD… Rodotà in agguato

Ieri abbiamo assistito ad una giornata politica lunghissima e convulsa terminata nel peggiore dei modi possibile.

Dopo aver proposto una figura moderata e di unione come Franco Marini il PD, nella primissima mattinata di ieri, ritratta e volta le spalle a tutti e lancia sul tavolo la carta Romano Prodi. Tutto il partito all’unanimità plaude alla scelta e il gruppo di centro sinistra, compreso il Sel, asserisce di votare compattamente per il candidato di punta scelto con una standing ovation. Si susseguono centinaia di interviste radiofoniche e televisive nelle quali autorevoli esponenti del centro sinistra decantano le qualità e le doti del Prof. Prodi limitandosi a dire che l’unico problema sarebbe stato quello di reperire gli 8 voti mancanti per eleggerlo direttamente alla quarta chiama. Ovviamente si strizzava l’occhiolino al m5s sperando in qualche loro franco tiratore anche perchè in aula non era presente nè la Lega nè il PDL ma solamente Scelta Civiva che, compattamente, ha votato Annamaria Cancellieri come da indicazione e suggerimento del Premier Monti.

504 voti sarebbero serviti, 496 quelli a disposizione della compatta armata di PD e alleati. E così la votazione ha il via, ma man mano che passava il tempo e che la Presidente della Camera Boldrini leggeva le varie schede arrivavano le sorprese. Molte le schede bianche o i voti dispersi, 8 voti in più raggranellati dalla Cancellieri e incredibilmente ecco che spuntare ben 101 franchi tiratori tra le fila del PD, nonostante anche Renzi abbia espresso pareri ultra positivi sul candidato in lizza.

Nel frattempo nella piazza il Paese, giustamente, manifestava contro Romano Prodi perchè non era sicuramente quel candidato di unità politico istituzionale che si deveva cercare e che la Costituzione, all’art. 87, impone che venga ricercato.

Romano Prodi in aula viene sonoramente sconfitto, non ottiene il quorum e il PD, dopo la carta mirabile di Franco Marini, manda all’aria anche un altro esponente di punta e padre fondatore del suo partito che ha tirato in ballo in modo spregiudicato cagionando, è il caso di dirlo, anche un danno di immagine a Romano Prodi che è giustamente risentito.

Gioia esplode nella piazza e nel centro destra oltrechè nel gruppo di Grillo mentre, frattanto, il PD implode e inizia a perdere i pezzi dopo che, negli ultimi tempi, aveva perso dapprima la faccia e poi la credibilità.

Rosy Bindi abbandona la presidenza dell’assemblea del Partito Democratico, viene organizzata una riunione serale urgentissima del gruppo ed il Segretario Bersani si presenta dimissionario. Insomma un tracollo su tutta la linea e una debacle senza precedenti che dimostra ancor di più come l’alleanza di Centro Sinistra era instabile e farraginosa e non avrebbe mai potuto garantire un governo stabile e forte al Paese nemmeno se avesse vinto, con un margine più elevato, le ultime competizioni elettorali.

Solo il giorno precedente abbiamo visto il Sel votare Stefano Rodotà e la portavoce di Bersani, Alessandra Moretti esprimere un voto dissociato dal proprio capo di Partito… insomma una Waterloo immensa per un partito in cui la componente comunista è più viva che mai e che guarda verso l’ala più sinistra e radicale del Parlamento ovverosia il movimento 5 stelle.

Ora, io e non solo io naturalmente, auspico che prevalga la ragione e si inizi a guardare al dì là dei piccoli interessi locali del partito di appartenenza ma si punti ad una figura di ampio respiro e che non sia troppo ammanicata nè con i poteri forti nè sia invischiata nella politica da troppi anni.

Un nome prende sempre più forza ed è quelllo di Annamaria Cancellieri, figura nuova nel panorama complessivo della politica italiana, donna che ha ricoperto e ricopre ancora il ruolo centrale e primario di Ministro dell’Interno e lo svolge solamente dal 16 novembre 2011. Donna di altissimo livello, di polso e di prestigio come poche se ne son viste in Italia. Una donna che sarebbe capace di dare lustro e credibilità al Paese e di farsi rispettare in ambito Europeo e mondiale, che sarebbe vera garante di valori, principi e delle istituzioni nonchè della nostra Costituzione e dell’integrità dello Stato minacciato da forze integraliste e fanatiche.

E non dimentichiamoci che è nata nell’ottobre 1943 e che quindi ha 69 anni e sarebbe una figura esperta ma giovane non solo anagraficamente ma anche politicamente come abbiamo, ut supra, già spiegato.

 

Putroppo però c’è ancora un pericolo di inciucio in corso poichè resta il nome di Stefano Rodotà fortemente voluto da Grillo.

Grillo che, è bene ricordarlo, definiva “un maledetto pensionato d’oro” proprio il sig. Rodotà e lo faceva solamente due anni fa’ dalle pagine del suo stesso blog nel quale oggi lo esalta.

E non dimentichiamo che lo stesso Stefano Rodotà, nel luglio del 2012, parlava di Grillo in questi termini: Grillo è figlio di tutto quello che non è stato fatto: la perdita di attenzione per le persone, la corruzione, la chiusura oligarchica. Gli ultimi due Parlamenti li avranno scelti al massimo 20 persone. In questo clima, ci dobbiamo aspettare fenomeni alla Grillo. Anzi, può darsi che ne vengano fuori altri, anche più pericolosi”.


Oggi, invece, sembrano amici di vecchia data con una stima reciproca inveterata… qualcosa non torna o sbaglio?

Dicevamo che v’è un rischio di inciucio (come lo definirebbe Grillo stesso) ovvero che i membri del PD che ora son senza guida o coloro che, pur avendocela, hanno comunque protestato mediante il voto segreto, diano il voto proprio all’esponente sostenuto dal movimento 5 stelle. Esponente che non piace al resto degli Italiani ma piace solo ad una minoranza del 25% (oggi non più tale) ed è stato scelto soltanto da circa 50.000 elettori sul blog del comico genovese (con quanti voti resta un segreto ovviamente).

Senza dimenticare che Stefano Rodotà è del 1933, 6 anni più vecchio di Romano Prodi, e gravita nella politica da quasi 40 anni, entrando nel 1979 come deputato del PCI e nel 1989 viene eletto Ministro della Giustizia del governo di Achille Occhetto.

E’ questo il nuovo che avanza tanto urlato dal movimento 5 stelle? E’ questa una figura nuova nel panorama della politica della Repubblica? Ma non gridavano “Mandiamoli a casa tutti?” o forse è meglio dire: “Mandiamoli a casa tutti tranne questo, quello e quell’altro ancora?”

 

In ossequio al dettato costituzionale dell’art. 87 il Presidente della Repubblica deve rappresentare l’unità nazionale e, se è vero che è impossibile reperire un uomo che metta d’accordo tutti quanti, è pur vero che esso deve essere l’espressione quanto meno più condivisa di un placet generale e non deve essere scelto per utilità di partito o di una forza politica ma per il supremo bene dell’interesse dell’Italia ed è per questo che anche Stefano Rodotà non può andare bene.

 

Daniele

Tracollo PD… Rodotà in agguatoultima modifica: 2013-04-20T10:08:00+02:00da diarioitaliano
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